NEL NOME DI ALISSA, QUANDO IL RUGBY É DONNA ANCHE A MODENA

FIR Emilia-Romagna·Tuesday, 4 June 2019

Alissa Ranuccini, 19 anni e modenese di Torre Maina, è una promessa azzurra: «Servono tanti sacrifici, ma non mi spaventano. «Con il rugby è stato amore a prima vista, e in questi sei anni la passione è cresciuta sempre di più». Così Alissa Ranuccini, modenese di Torre Maina, ala classe 2000 del Rugby Colorno Femminile FC, sintetizza la sua storia ovale. Una storia cominciata per caso, in seguito alle difficoltà che la sua altezza le causava con la ginnastica artistica e all’incontro con gli Highlanders Formigine Rugby dove gioca suo fratello Luca, che in pochi anni le ha già regalato uno scudetto (lo scorso anno con Colorno) e la soddisfazione della Nazionale azzurra Under 18: «Venivo da uno sport individuale, il rugby mi stimolava e mi dava delle prospettive di crescita — spiega Alissa — Io sono sempre stata competitiva e ambiziosa, ho sempre voluto vincere. Dopo gli inizi a Formigine con le Valkyries Highlanders Rugby Femminile, sono passata a Ferrara sponda Le Velenose – Cus Ferrara Rugby, poi mi sono dovuta fermare un anno per la rottura del crociato. La voglia di crescere mi ha portato a Colorno e nel settembre 2017 è arrivata la prima convocazione in Nazionale Under 18». L’ambizione non manca ad Alissa, che punta alla Nazionale maggiore di coach Di Giandomenico, capace quest’anno di prendersi la ribalta grazie al secondo posto al Sei Nazioni: «La maglia azzurra è un obiettivo, ma non un’ossessione, non c’è fretta. Io penso che la Nazionale sia un traguardo raggiungibile solo attraverso il merito e tanto lavoro. Ad oggi so di non essere pronta e penso di dover proseguire un percorso di crescita dal punto di vista fisico e tecnico. Ho iniziato questo percorso due anni fa a Colorno, il prossimo anno vorrei trasferirmi a Parma per potermi dedicare molto di più al rugby. In parallelo voglio iscrivermi all’Università, perché so già che di rugby non ci vivrò: i compensi nel femminile non sono al livello del maschile. La speranza è che il secondo posto dell’Italia al Sei Nazioni spinga la Federazione a valorizzare maggiormente il movimento femminile». Intanto Alissa studia dalle migliori, visto che otto ragazze del gruppo azzurro giocano con lei a Colorno: «L’ottimo piazzamento al Sei Nazioni è stata una grande soddisfazione anche per me, perché significa che ogni giorno mi confronto con un rugby di alto livello. In due anni non ho mai saltato un allenamento e sto male quando devo restare ferma per infortunio. Da rugbiste come Giada Franco e Michela Sillari ho tanto da imparare, ma quella che mi ha dato di più è Mariagrazia Cioffi, il mio idolo quando ho iniziato a giocare a rugby. I primi allenamenti con lei avevo quasi timore e imbarazzo. L’esperienza a Colorno mi sta facendo crescere tanto, soprattutto grazie a persone come lei: mi aiuta, mi ha preso sotto la sua ala e per me è uno stimolo».

Nel senso comune il rugby è percepito come uno sport non adatto alle ragazze: «E questione di carattere. Ovviamente giocare a rugby non determina l’orientamento sessuale di una persona, bisogna distinguere il campo e fuori: ad esempio io dentro il rettangolo di gioco sono quello che si dice un “maschiaccio”, ma fuori ho la mia femminilità. Non mi sono mai dovuta confrontare con insulti o prese in giro. Salendo di livello l’ambiente diventa competitivo, e io ci sto bene dentro, la competizione mi stimola ogni giorno a migliorare». Esattamente come capita ai colleghi maschi.Articolo di Luca Beltrami per la Gazzetta di Modena del 3 Giugno 2019.

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